Di Paolo Levi. In occasione del Primo Trofeo Internazionale Arte Impero.

Luciano Cenghialta è cantore di passione e intimità. La sua pittura materica e corposa, fatta di pennellate compatte e dense, di colpi di spatola rapidi e decisi, è suggestiva, forte, passionale. Il vigore cromatico delle sue opere è immediatamente visibile e richiama nell’osservatore l’atavica voglia di dar sfogo ai sensi: di annusare la tela e sentirne l’odore acre e secco dell’olio, di toccarne le imprecisioni laddove il colore è più spesso e così lucido da sembrare ancora fresco, guardare e scrutare ogni particolare per vedere oltre l’orizzonte di un contorno o di una pennellata. Luciano Cenghialta sceglie la donna come musa eterna delle sue opere, sceglie la donna ascoltando la voce della sua ispirazione, e la celebra con i suoi pregi e coi suoi difetti, in tutta la sua imperfetta bellezza e fragilità, mentre si accinge a compiere gesti affatto particolari, ma anzi quotidiani e normali, come se i suoi non fossero dipinti, ma fotografie che colgono il momento più alto di sincerità gestuale ed emotiva. 

Di Sandro Serradifalco. In occasione della 1a Biennale Internazionale del Mediterraneo. 

Tra surrealismo e misticismo, Luciano Cenghialta ci offre esempi artistici di grande spessore pittorico e di profonda efficacia comunicativa. Il segno, nelle sue opere, va decifrato e come tale compreso a fondo per apprezzare l’autenticità del pensiero artistico del maestro. Un linguaggio dove i simboli si intrecciano tra loro creando ordite trame che accentuano il lirismo poetico delle immagini. Una suggestione spontanea nasce dinnanzi le sue creazioni, ed è per questo che l’astante riesce a stabilire con l’artista un contatto autentico. 

Di Dino Marasà. Da Polychromia International.

Luciano Cenghialta è il pittore dell’armonia e dello stile. Le sue figurazioni sono ricche di colore provenienti da una tavolozza piena di luce e capace di manifestare l’amore per il particolare rappresentativo. La vivacità e la freschezza dei suoi personaggi ci rivela un mondo quasi fiabesco, introvabile nel caos della vita moderna. 

Di Sandro Serradifalco. In occasione del Primo Premio Internazionale Tiepolo - Arte Milano. 

Luciano Cenghialta è un pittore che snoda la sua produzione artistica tra un nostalgico ritorno al passato e la contemporaneità. Le accattivanti e particolari cromie che utilizza creano in tutte le sue opere un’atmosfera che oscilla tra il reale e il surreale. Molteplici sono le tematiche della sua produzione, che spazia dai paesaggi più classici a quelli del tutto surreali, dai ritratti composti con la luce di un altro tempo alle opere oniriche; una vastità di tematiche che non solo danno prova concreta della versatilità dell’artista, ma che danno modo al pubblico di apprezzarne le qualità più disparate come l’uso delle luci, come l’abilità di donare dinamismo e profonda espressività dei volti. Luciano Cenghialta racconta la quotidianità e la sua più profonda intimità, sfruttando trame pittoriche in cui si intrecciano memoria e sentimento.

Dall’Archivio Monografico dell’Arte Italiana. 

Le opere di Cenghialta sono eseguite on estrema attenzione, con precisione nei dettagli e con cura nella scelta coloristica. Composizioni vigorose, dai lineamenti evidenziati nelle differenti espressività ben delineate che richiamano suggestioni profonde. La pittura di Cenghialta contribuisce al fascino di visioni che destano impressioni sognanti e musicali. D’impronta fondamentalmente veristica, l’arte di Cenghialta è ancorata ad una solida realtà su cui scorrono sensazioni ed emozioni. L’artista dotato di una spontanea facilità al tratto, intraprende una pittura di forte impatto emozionale, curata nei dettagli, pulita nei colori contrastanti che si saldano armoniosamente ad una luce incantevole.

Di Carla d’Aquino Mineo. In occasione della personale “L’incanto e poesia del reale nei dipinti del maestro Luciano Cenghialta” alla Maison d‘Art. Padova. 

Un viale boschivo è davanti il nostro sguardo, mentre l’azzurro terso del cielo, rende la visione limpida, risalendo la china d’una fantasia sognante. E’ questo il carattere primario che distingue la splendida narrazione figurativa del maestro Luciano Cenghialta: cogliere la bellezza immediata delle armonie naturali, di sinuose figure femminili nel fascino del mistero per trasportarla, quasi impercettibilmente nell’utopia. Ecco che allora, il gioco tonale, è sempre raffinato nella trasparenza delle tinte patinate d’antico che nell’umidore dell’aria svela suggestive immagini indefinite, vibranti di luce nella sospensione dei momenti vissuti e nell’impressione sentimentale. Così, in un’atmosfera di lirica bellezza con preziosismi classici di gusto barocco, s’immergono i paesaggi di Luciano Cenghialta, in cui traspare dolcezza di toni, armonia compositiva e freschezza di tocco nell’incanto del reale che appare trasfigurazione simbolica del mondo poetico dell’autore, attraverso un’ottica allusiva, quanto, fantastica in una dimensione ideale e sognante. C’è in essi un rigore formale che armonizza le immagini anche dove le ampie distese di cielo esaltano paesaggi ariosi che si colorano di infinite suggestioni luminose in un’arte rivolta al versante francese, da Cézanne a Monet nella riedificazione a memoria delle vedute. In tal modo, una dimensione ideale unisce la razionalità con il sentimento delle cose, cioè la tangibilità realistica della natura nella contemplazione dei suoi segreti incanti e l’impianto progettuale delle forme rappresentate. E’ proprio, l’andamento di lirica bellezza nella soffusa luminosità, interpreta la poesia del quotidiano nella rappresentazione di un’arte impressionista, dove le morbide pennellate, che si susseguono nella libera gestualità si evolvono in puri sentimenti lirici. Alla fine, tutto pare lievitare nelle velature finissime dell’aria, dove la luce ha barlumi abbaglianti che rendono squisite le fusioni tonali nelle velature di colore, mentre appaiono liriche lontananze. La pittura di Luciano Cenghialta è fatta di sensazioni finissime che si disperdono nel colore, dove la fantasia esalta le armonie universali, uscendo dalla fisicità dell’immagine. Sta qui il fascino, davvero unico, nei dipinti del maestro Luciano Cenghialta: tra natura ed immaginazione, realtà e poesia, scorre la sua pittura dal tono di antica fattura, mentre ferma momenti magici, attimi preziosi che si fondono nella luce e nel colore, dove la visione coglie barlumi di bellezza e spiritualità nelle voci segrete dell’armonia pittorica.

Di Maria Chiara Pavani. Estratto dall’articolo “Cenghialta tra passato e moderno” per la personale a Rovigo. 

“… Notevole afflusso di pubblico, per ammirare le opere di quest’artista vicentino, i cui lavori esprimono il fascino del passato e, nel contempo, un’aria di modernità. “Ciò che determina il lavoro dell’artista – sottolinea il curatore Vincenzo Baratella – è raccontare le persone dell’oggi, al tempo stesso, nutrendosi della forza del passato, creando così figure che emergono da un contesto senza tempo”. Cenghialta è un artista per vocazione, che dipinge per un’urgenza interiore, un modo di vivere e vedere la vita. E’ inoltre un autore figurativo poliedrico, passando dalla ritrattistica al paesaggio, dall’onirico al nudo femminile. Ama soprattutto il ritratto che, nella freschezza dei volti o nell’espressività di un viso segnato dalle rughe, manifesta tutta la sua maturità artistica e bravura tecnica. 

ArtetrA in occaisone dell’esposizione ad Arte Firenze. 

Pittore “eclettico” per la varietà della sua produzione e per la facilità di approccio ai diversi generi, ma a una più attenta riflessione si possono scorgere alcune componenti che lo caratterizzano come artista di sicura forza espressiva e di precise scelte compositive. Ha una pennellata densa e vibrante, libera dal chiaroscuro e tendente a creare trasparenze vellutate, da cui emergono bagliori come note musicali: sono tocchi di colore che si aprono il varco da oscuri fondali e creano rimandi di luce in un sapiente equilibrio. L’immagine umana, specialmente quella femminile, è senza dubbio il punto di forza e di maggior lavoro di Luciano; la cosa meravigliosa è che l’artista riesce a trasmetterci attraverso queste figure il suo enorme amore per la femminilità. Tutti i suoi ritratti sono carichi di un’emotività e di un pathos che ci catturano, il pittore ci porta dentro i pensieri dei suoi soggetti, ce li pone davanti, in un dialogo costante così che possiamo entrare nelle loro vite. 

Estratto dall’articolo in occasione della personale a Montebello. 

“Avvicinarsi a Cenghialta significa immergersi nella natura delle forme e dei colori ma anche nella realtà dell’introspezione psicologica di quei volti che esprimono l’animo, che nel dettaglio dei lineamenti e nella realtà delle rughe esprimono la ricchezza di un passato che si perde nel tempo e nelle attese di un futuro dai radicali cambiamenti. Cenghialta racchiude nei suoi quadri l’intensa vitalità di una natura che si esprime nella ricchezza dei colori, nella misteriosità delle ombre, nell’ampiezza della prospettiva e nell’armonica bellezza di nudi femminili che esprimono grazia e serenità. L’artista propone gli stessi complessi giochi della natura riproducendo nelle sue tele la ricca tavolozza dei giochi della luce che si posa sugli oggetti, rimarcandone i contorni ed esaltandone la finezza dei particolari, creando un mondo ovattato di poesia.” 

Dott. Mario Tibaldo.

Ogni ritratto, genere più congeniale all’artista, manifesta la freschezza dell’inedito, dell’unico, dell’irripetibile, dell’esperienza di aver approfondito l’essere di ritrae riuscendo non solo a delineare i tratti del volto, le fattezze del corpo, bensì i moti dell’animo, le salienze di un carattere, le contraddizioni di un sentire. Luciano partecipa così intimamente con chi ritrae da diventare un tutt’uno tra l’altrui essere, il suo sentire, il suo pennello e i suoi colori ed il risultato è l’inedito, il nuovo, l’esprimere superbamente ciò che avverte. 

Prof. Renzo Zoia.

Il ritratto ci porta nel cuore degli interessi pittorici e poetici di Luciano Cenghialta. Egli predilige il ritratto femminile poiché la donna rimane al centro del suo universo esistenziale e pittorico: essa è dolente e malinconica, gioviale e carica di riserbo, idealizzata secondo una femminilità d’altri tempi, serena e dai modi leggiadri, ma piena di calore e sensualità. Sol il filtro dell’espressione artistica (e delle lunghe pose) permette a Cenghialta di tradurre le emozioni auto biografiche in forme che hanno il sapore della classicità (Manet, Renoir, Degas) anche se contemperate dalla resa moderna dei fondali e da una pennellata vibrante e rapida. Assistiamo, per così dire, ad una specie di contaminazione fra antico e moderno, perciò le figure vivono in in contesto senza tempo e senza storia, ma conservano il sapore della vita e del desiderio. 

Prof. Salvatore Maugeri.

I motivi ai quali si ispira sono correlati al paesaggio, alla figura umana e alle composizioni, nelle quali sovente questi suoi temi si incontrano e coesistono. Cenghialta non ha bisogno di ricorrere all’immaginazione per dare un volto alle cose; ha però bisogno di vederle mentre rappresentano e sono un’espressione della vita. Per questa ragione si è lasciato sedurre dalla grande forza espressiva di Picasso, dal realismo vigoroso di Renato Guttuso e anche di Aligi Sassu, dei quali si qualche segno si può ritrovare nelle composizioni con figure o nelle citazioni di opere di Michelangelo qualche vota avvertibile nei suoi dipinti. Il realismo del pittore trova nei nudi di giovani donne, caldi accenni e fremiti di vivida sensualità, nonostante si avverta qualche ricordo guttusiano, rinvenibile quest’ultimo anche in alcune nature morte. 

Prof. Giuliano Menato.

L’arte intesa come artificio, incessante ricerca sul linguaggio, volta a definire uno stile unico e inconfondibile, non è prerogativa di Luciano Cenghialta, pittore autodidatta apprezzato per la sua vena feconda, per la pennellata generosa. Eppure egli ha tutte le caratteristiche del poeta che usa i colori per fissare sulla tela le immagini di un mondo esterno che lo attrae o per liberare i fantasmi che gli si agitano dentro. L’eclettismo figurativo, determinato dalla vaietà dell’ispirazione, dei soggetti e dello stile, è da mettere in relazione con lo stato d’animo di Cenghialta, una delle voci più scopertamente genuine della pittura vicentina. 

Piero Franceschetti.

Il paesaggio di pianura e collina interpretato da Cenghialta non è luminoso e ridente, ma alquanto severo, pervaso da un’aura cupa, su un verde macerato, sotto cieli foschi. E’ palese l’amore per la sua terra nella cura e nella misura con cui ne costruisce lentamente l’intima struttura, con una certa trepidazione nell’aggiungere pennellate, per rendere il brulicare della vita nella campagna, negli oggetti domestici, nelle vesti e nei volti, in quella luce tenue, vibrante di timide emozioni. 

Prof. Renzo Zoia.

La natura, nei due versanti del paesaggio e della natura morta. Il primo frutto di un lavoro all’aperto, en plein air, in cui il pittore deve fissare con tocchi rapidi la suggestione del panorama, le luci colorate del giorno e della stagione, il nascere del sentimento e dell’emozione di fronte ai cascinali e alle contrade dei monti Lessini. La natura morta invece nasce dalla meditazione dello studio e nei tempi lunghi dell’atelier, ed ecco vasi, fiori, anforette, frutta di stagione, canestri, nei quali Cenghialta opera in maniera più calcolata, i dosaggi sono più sapienti, si coglie la capacità del disegno e della stesura, che si può definire classica. 

Castaman Giuseppe Assessore alla cultura. In occasione di una mostra personale a Montorso. 

“… Penso che sia questa la sua modernità: da immagine ad alcuni dei nostri sentimenti inconsci. In un periodo in cui è di moda l’arte spettacolo, la pittura di Luciano Cenghialta è controcorrente perchè testimonia un impegno sociale e politico non intriso d’ideologismo, ma tendente a smascherare i lati meno positivi della civiltà industriale.” 

Mirko Donà. Estratto dall’articolo in occasione di una personale a Montorso. 

“Il realismo di Luciano Cenghialta affiora nei ritratti femminili dove traspare un lucido sentimento a volte patinato di sensualità in pose calde e nude. Tutto questo scompare col paesaggio ed emerge un’eco di legami affettivi, intrisa di ricordi fermati sulla tela dai toni tenui, acquerellati, oppure veemente come il colore ad olio. Luciano Cenghialta modella con l’immagine miriadi di forme spesso mitiche, ritraendo anche dai sogni un’opera talvolta irraggiungibile.”

  



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